L’ipertensione

Riprendiamo l’argomento trattato sul giornale online “Il quotidiano di Salerno”, l’ipertensione arteriosa, per approfondire l’aspetto nutrizionale.

Tale malattia è dovuta ad un aumento della pressione esercitata dal sangue sulle pareti delle arterie; quando un aumento costante e non occasionale dei valori della pressione massima o sistolica superano i 140mmHg e/o quelli della minima o diastolica superano i 90 mmHg segue la diagnosi di ipertensione arteriosa.

Per trattare tale malattia bisogna agire principalmente su tre diversi fronti: la dieta, l’attività fisica e la terapia farmacologica.

In fase di pre-ipertensione potrebbe essere possibile tenere sotto controllo la pressione semplicemente con una dieta iposodica, in ogni caso, alla terapia farmacologica va sempre affiancata la dieta e un’attività fisica costante e regolare.

Primo passo sia in caso di ipertensione conclamata che come prevenzione è la  riduzione del peso corporeo (dove fosse necessario) soprattutto se i chilogrammi in eccesso sono localizzati sul punto vita: studi scientifici evidenziano che per ogni kg di peso corporeo in meno si ha un decremento di 1 mmHg di pressione arteriosa.

Per dimagrire è necessario ridurre le entrate energetiche mediante dieta ipocalorica, e aumentare le uscite attraverso una regolare attività fisica, il solito consiglio è impegnarsi in una passeggiata a passo sostenuto di 30′ al giorno o almeno per 4-5giorni a settimana: è stato dimostrato che una persona attiva ha un rischio notevolmente più basso di diventare iperteso rispetto ad una persona sedentaria.

Indipendentemente dal peso e quindi da un’eventuale dieta ipocalorica quello che è indispensabile per tutti gli ipertesi (e anche per prevenire la malattia) è l’adesione ad una  dieta iposodica: ridurre l’apporto di sale nell’alimentazione.

È necessario sottolineare che l’apporto di sodio oltre ad essere aggiunto con la preparazione culinaria e a tavola spesso è già presente negli alimenti prima del consumo finale (il pane che consumiamo in abbondanza contiene sale), per cui dobbiamo essere molto cauti e attenti nell’uso del sale in cucina, laddove è possibile andrebbe evitato preferendo le spezie, le erbe aromatiche, il limone, l’ aceto, il gomasio (semi di sesamo) che rendono altrettanto, e più, saporiti i nostri piatti.

Ci sono alcuni alimenti che sono particolarmente ricchi in sale come i formaggi stagionati e gli insaccati: è necessario, quindi, preferire i formaggi freschi (mozzarella e ricotta sempre senza esagerare) e la bresaola o il prosciutto crudo privato del grasso.

Gli snack, come crackers, patatine, arachidi e altra frutta secca sono ricchi in sodio per cui vanno accuratamente evitati, come pure gli alimenti conservati sotto sale, gli affumicati, o quelli in scatola.

Una dieta iposodica prevede:

  • il consumo regolare di cibi freschi o surgelati ma non precotti;

  • la preferenza delle carni bianche alla rossa, ma senza esagerare;

  • l’aumento del consumo di pesce ricco in omega 3; questi sono acidi grassi essenziali che conferiscono, tra l’altro, l’elasticità alle pareti delle arterie riducendo la pressione arteriosa;

  • l’arricchimento della propria dieta con alimenti integrali ricchi in fibre invece che quelli raffinati (zucchero e farina bianca).

    Infine, anche per l’ipertensione, è fondamentale che la nostra alimentazione sia ricca in frutta e verdura, che contengono nutrienti capaci di abbassare la pressione sanguigna.

Il diabete mellito…parte II

Nell’articolo precedente abbiamo discusso brevemente dell’eziologia del diabete mellito in generale, ora ci soffermeremo sulla forma detta di tipo 1.

Il diabete di tipo I, detto anche giovanile perché colpisce una fascia di età che va dall’infanzia all’adolescenza fino anche all’età adulta, è dovuto ad  insulino-deficienza assoluta: in presenza di un terreno genetico favorevole e con l’intervento di fattori ambientali, molti dei quali sconosciuti, si formano degli auto-anticorpi che distruggono le  cellule  pancreatiche  preposte alla secrezione dell’insulina. In assenza di tale ormone,  lo zucchero anziché passare all’interno delle cellule si accumula nel sangue, finché i reni non sono più capaci di trattenerlo per cui lo espellono tramite l’urina insieme ad una grossa quantità di acqua e sali: il paziente diabetico, infatti, urina molto, anche durante la notte e, d’altra parte, per compensare a queste grosse perdite di liquidi avverte di continuo la sete.

Di solito nei pazienti con diabete di tipo 1 si osserva un progressivo calo di peso dovuto in parte alla diminuzione di liquidi e in parte alla perdita di proteine e grassi, le cellule infatti non potendo utilizzare il glucosio per il  fabbisogno energetico sono costrette a bruciare grassi che producono scorie tossiche (ad esempio i corpi chetonici  che causano mal di pancia, vomito, debolezza).

Il riconoscimento dei sintomi del diabete, quali l’iperglicemia, diminuzione del peso, fame intensa, iper-produzione di urina, permette una diagnosi tempestiva consentendo di eliminare, quasi completamente, i rischi connessi ad una situazione di scompenso.

La diagnosi di diabete comporta dei cambiamenti nella vita del paziente che prima di tutto dovrà abituarsi ad assumere, per tutta la vita, l’insulina per garantire all’organismo una glicemia costante, evitando picchi glicemici eccessivi.

 

L’alimentazione deve rispettare le  regole generali:

  • il consumo dei carboidrati deve assestarsi intorno al 50-55% delle calorie totali quotidiane, di cui una quota non superiore al 10% proveniente dagli zuccheri semplici;

  • preferire i  grassi da condimento di origine vegetale a quelli animali,

  • il pesce e la carne magra è da preferire a quella grassa,

  • evitare le fritture, i salumi ecc.

    Il consumo di cereali integrali, di  frutta,  verdure e  legumi con il loro contenuto il fibre va privilegiato perché, oltre a regolare la funzionalità intestinale, riduce i livelli di glicemia post-prandiale,  rallentando la velocità di assorbimento degli zuccheri  (oltre a ridurre i livelli di lipidi e colesterolo nel sangue).

Nel trattamento del paziente diabetico deve essere incluso un programma di attività fisica che riduce l’intolleranza al glucosio migliorando la sensibilità all’insulina ma, per  evitare picchi glicemici in positivo o negativo, è necessario  tener conto dei riscontri glicemici e  seguire le indicazioni del proprio medico.

La diagnosi di diabete di tipo 1 comporta un cambiamento nello stile di vita: l’educazione alimentare, insieme alla terapia insulinica e all’attività fisica è fondamentale per un buon equilibrio metabolico del soggetto diabetico.

Il diabete…parte I

In questo articolo voglio soffermarmi su un disturbo  comune e sempre più in aumento: il diabete mellito. Negli ultimi 50 anni i casi di diabete sono aumentati in maniera esponenziale: nel 2010 i casi registrati erano 285 milioni  contro 30 milioni  del 1985. Tale incremento è dovuto  a 3 cause in particolare: l’invecchiamento della popolazione mondiale, la diminuzione dell’attività fisica e l’aumento dell’obesità.

La diagnosi di diabete mellito avviene mediante l’analisi nel sangue dei livelli di glucosio (125mg/dl a digiuno) e in associazione alla presenza di sintomi tipici.

Perché i livelli di glucosio nel sangue aumentano?

L’organismo utilizza il nutrimento offerto dall’esterno ricavandone energia necessaria per svolgere le varie funzioni, in caso di diabete il glucosio non viene utilizzato in maniera corretta per cui non arriva alle cellule, i muscoli ed il tessuto adiposo sono costretti ad utilizzare altri nutrienti a scopo energetico mentre il glucosio si accumula nel sangue ed aumenta tanto da non poter essere riassorbito dai reni,  quindi passa nelle urine insieme a notevoli quantità di acqua (il sintomo più evidente è l’eccessiva produzione di urine). Il suffisso mellito (dal latino mel: miele, dolce) al termine diabete, è stato aggiunto proprio perché si è osservato che il sangue e le urine dei pazienti  avevano un sapore dolce.

La causa dell’incapacità cellulare di ricevere il glucosio può essere dovuto o ad  insulino-deficienza e/o ad insulino resistenza.

L’insulina è un ormone proteico, indispensabile per l’assorbimento del glucosio grazie a dei recettori (proteina che si lega a degli ormoni specifici innescando una risposta cellulare) posti sulla membrana cellulare. Tale ormone è prodotto da alcune cellule specializzate del pancreas che, in alcuni casi di diabete, sono state distrutte dal sistema immunitario per cui l’insulina non viene prodotta (insulino-deficienza); in altri casi invece  la quantità dell’ormone è insufficiente oppure la cellula diviene più insensibile ad esso (insulino-resistenza) per cui il rilascio dell’insulina non dà la risposta adeguata: in entrambi i casi la conseguenza è l’accumulo

di glucosio nel sangue.

L’organizzazione mondiale di Sanità ha definito, appunto, due tipi di diabete quello di tipo 1 che comporta un insulino-deficienza assoluta (detto anche giovanile perché colpisce, soprattutto, in giovane età) e quello di tipo 2 che è un disturbo da insulino-resistenza (detto anche diabete dell’anziano, ma oggi, in correlazione all’aumento dell’obesità si osserva un incremento di casi di diabete di tipo 2 in età pre-adolescenziale).  I pazienti con diabete di tipo 1 oltre a modificare in parte la propria dieta dovranno assumere l’insulina mediante iniezioni nelle quantità necessarie a tenere sotto controllo la glicemia (ossia l’eccesso di glucosio nel sangue); invece i pazienti con diabete di tipo 2, potremmo dire che sono più fortunati perché possono arginare la glicemia stando attenti alla dieta e svolgendo una regolare attività fisica, solo in qualche caso, in cui la sola alimentazione non è capace di tenere sotto controllo la glicemia si  ricorre a farmaci orali e in casi estremi alla somministrazione di insulina.

Nel prossimo articolo ritorneremo sull’argomento.

La cellulite

 

Problema diffuso fin dall’adolescenza e molto sentito dalle donne è la cellulite che non si può definire come un semplice inestetismo della cute ma è più correttamente una patologia il cui nome scientifico è panniculopatia edemato fibro sclerotica.

Tale condizione è caratterizzata da una degenerazione del tessuto adiposo dovuta al cattivo funzionamento del microcircolo venoso e linfatico che si manifesta gradualmente:

  • inizialmente, lo stadio “edematoso”, comporta un semplice ristagno di liquidi che rende le gambe gonfie,

  • in un secondo momento cominciano ad apparire dei noduli che danno alla pelle l’aspetto di buccia d’arancia, stadio “fibroso”;

  • nella terza fase “sclerotica” la situazione peggiora e la pelle assume l’aspetto detto a materasso;

  • nell’ultimo stadio detto “liposclerosi” si formano cuscinetti duri e dolorosi che sono difficili da eliminare.

Il grasso in eccesso influisce negativamente sulla circolazione creando una situazione favorevole al formarsi della cellulite, ma il sovrappeso non è l’unica causa; alterazioni ormonali, circolazione rallentata, ritenzione idrica, fattori costituzionali  insieme alla cattiva alimentazione e alla vita sedentaria possono essere causa ed effetto di questa infiammazione.

Per combatterla bisogna prima di tutto adottare uno stile di vita sano, alimentazione corretta e soprattutto attività fisica costante, a ciò deve essere affiancato soprattutto agli stadi più avanzati trattamenti estetici che prevedono una “manipolazione localizzata” dei cuscinetti  fino ad arrivare ad interventi medici.

Mangiare male e fare poca attività fisica causa disbiosi intestinale (alterazione dell’equilibrio della flora batterica intestinale), stipsi e ritenzione idrica che comporta o peggiora la cellulite, per prevenire è necessario adottare un’alimentazione equilibrata  che privilegia alimenti sani ricchi di fibre come frutta e verdura a discapito di cibi raffinati, grassi e salati. In particolare nelle fasi iniziali la cellulite è caratterizzata da ritenzione idrica per cui è necessario favorire la diuresi e l’eliminazione delle scorie dal nostro organismo ciò lo si può ottenere bevendo  almeno un litro e mezzo di acqua al giorno.

L’attività fisica migliora la circolazione e contrasta l’accumulo di grasso ma bisogna dedicarsi con regolarità e costanza:  mezz’ora al giorno di passeggiata a passo sostenuto può bastare per  tonificare il corpo, apportare un miglioramento generale delle capacità cardiocircolatorie e respiratorie favorendo la circolazione periferica e prevenire lo sviluppo della cellulite, poi, sappiamo bene, che l’attività fisica da  uno sprint al metabolismo basale rendendo più semplice il dimagrimento che comunque comporta effetti benefici al nostro organismo aiutandoci nella lotta contro la cellulite.

Bimbi obesi…aiutamoli!

L’obesità è diventata, nella società attuale, una vera e propria epidemia e se consideriamo la fascia di età infantile-adolescenziale la situazione diventa ancora più critica, tanto è che, ormai, i bambini obesi superano, nel mondo, quelli denutriti.

In Italia la fascia di età più colpita dall’obesità è quella fra i 6 e i 13 anni e  la Campania ha il triste primato di avere il maggior numero di bambini in  sovrappeso: purtroppo nella nostra cultura è duro ad essere scalfito il mito che un bambino in sovrappeso sia benevolmente paffuto, quindi in salute…ma la sua è cattiva salute.

Escludendo le cause che derivano dalle malattie dell’apparato endocrino o dalla genetica i motivi dell’eccesso di peso derivano da cattiva alimentazione e scarso movimento.

  • L’alimentazione dei bambini spesso avviene nei fast-food, con la stessa frequenza vengono proposti alimenti pre-confezionati per accelerare i tempi di preparazione del pasto o per soddisfare il palato “sopraffino” dei bambini (pensiamo ad esempio ai bastoncini di merluzzo: impanati e prefritti).

    Si mangiano troppo spesso snack e merendine anziché frutta e verdura, si prediligono bibite gassate anziché l’acqua.

    Gli adulti non comprendono l’importanza della colazione e quindi non educano i propri figli a non saltare il pasto principale della giornata, tant’è che si è osservato che una percentuale consistente di bambini obesi non fa colazione rispetto ai coetanei normopeso.

  • Il bambino e l’adolescente non effettua nessuna attività fisica e inoltre passa le giornate davanti alla televisione o al computer, i suoi spostamenti sono esclusivamente in auto e non c’è tempo per i giochi manuali e i giochi all’aria aperta: scarso movimento comporta accumulo di peso perchè le entrate superano le uscite energetiche.

Inoltre c’è da considerare  il contesto sociale in cui vive il bambino, oltre all’eventuale predisposizione genetica, è normale che comportamenti alimentari sbagliati dei genitori, o comunque degli adulti che li seguono, vengono trasmessi con l’esempio.

Un bambino obeso ha buone probabilità di essere un adulto obeso e con l’età diventa sempre più difficile perdere il grasso accumulato nell’infanzia; il “grasso in eccesso” non fa che esporlo al rischio di contrarre precocemente malattie coronariche, diabete ed ipertensione, oltre a poter generare seri problemi all’apparato respiratorio e digerente, disturbi alle articolazioni e mobilità ridotta.

È chiaro che è fondamentale porre l’attenzione, a partire dalla prima infanzia, sull’adozione di comportamenti alimentari adeguati e di corretti stili di vita.

La migliore forma di terapia è la prevenzione: uno stile di vita sano e un’alimentazione equilibrata e ricca di frutta e verdura tutelano i bambini dai rischi dell’obesità. Se il problema del sovrappeso già è manifesto non bisogna rimandare con la giustificazione che crescendo perderà peso: se non viene offerto il supporto giusto di un’educazione alimentare le probabilità che il bambino continuerà ad ingrassare sono alte.

articolo del 2013