Archivi del giorno: 19 giugno 2019

Indice glicemico…quanto è importante?

L’indice glicemico (IG) di un alimento si esprime come la risposta della glicemia, due ore dopo aver consumato una porzione di cibo contenente 50 g di carboidrati.

 

L’indice glicemico consente di valutare l’azione che gli alimenti, ricchi in carboidrati, esercitano sui livelli di glucosio nel sangue: più alto è il valore, più veloce è la risposta degli zuccheri. Un alimento a basso IG provocherà un aumento lento, mentre uno con alto IG potrà scatenare un picco drammatico, seguito da una caduta dell’indice.

La conoscenza dell’indice glicemico di un alimento è importante non solo per chi deve gestire il diabete, ma anche per la prevenzione di numerose malattie come la dislipidemia, le patologie cardiovascolari nonchè alcuni tipi di cancro: tanto più si riesce a tenere basso l’IG nel pasto, tanto più si evita il picco glicemico che contribuisce all’insorgere di tali problemi.

Per completezza, è necessario sottolineare che, nella valutazione della risposta glicemica di un pasto, all’IG va associato un altro indice, il “carico glicemico”, ossia la quantità totale di carboidrati ingeriti nel pasto.

La classificazione degli alimenti in relazione all’indice glicemico, fa riferimento al pane bianco o al glucosio, che hanno, entrambi, il valore massimo di 100:

  • Gli alimenti che hanno un IG uguale o inferiore a 100, ma non oltre 70 vengono classificati come alimenti ad alto indice glicemico.
  • Mentre quelli che hanno un valore tra 55 e 70 sono definiti a medio indice glicemico.
  • E infine quelli con IG inferiore a 55 sono alimenti a basso indice glicemico.

Tale valore è influenzato da una serie di fattori:

  • Il tipo di carboidrati
  • Il contenuto di grassi e proteine ​​nel cibo o nel pasto.
  • Le proprietà fisiche del cibo (cioè il contenuto di acqua)
  • La presenza di fibre che rallentano l’assorbimento dei carboidrati
  • La maturazione dell’alimento
  • La cottura

L’indice glicemico cambia a seconda del cereale che consumiamo, se esso è integrale oppure no, se la cottura è prolungata (la pasta al dente ha un indice glicemico inferiore alla pasta scotta), cambia a seconda della maturazione, se aggiungiamo al pasto della verdura, se sono presenti alimenti grassi e/o proteici nello stesso pasto.

Anche la digeribilità del cibo incide sul valore dell’indice glicemico: quanto più è facile da assimilare tanto più sarà alto l’IG, la patata è un esempio lampante, premesso che essa è uno degli alimenti sconsigliati ai diabetici per l’alto contenuto in amido, risulta essere più digeribile lessa rispetto alla fritta, di conseguenza il valore dell’IG è più alto, ma la stessa patata lessa se è consumata fredda avrà un IG minore.

I cibi a basso IG sono in ogni caso da preferire perché, non solo consentono di evitare il picco glicemico, ma, favoriscono un maggiore senso di sazietà consentendo di non eccedere nell’alimentazione.