I sali “colorati” fanno meno male?

Secondo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dovremmo utilizzare al giorno non più di 5 grammi di sale, tale quantità diminuisce se parliamo di bambini.

Pensiamo, però, che gli alimenti principali della nostra alimentazione quotidiana ci forniscono già una quantità più che soddisfacente, ad esempio, secondo le analisi del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) in 100 grammi di pane, quantità media che consumiamo al giorno, troviamo circa 0,7 -2,3 gr di sale. Da questo dato è semplice fare un calcolo e capire come sia difficile stare al di sotto dei limiti stabiliti dall’OMS.

Il sale, ossia il cloruro di sodio, è un elemento fondamentale nel cibo: non solo lo preserva ma ne migliora il gusto, rendendolo più appetibile e l’apprezzabilità di un alimento è un fattore determinante nella scelta di un piatto, piuttosto che un altro, soprattutto tra i bambini.

Il problema è che ne usiamo troppo: il consumo medio di sale, per persona, è di circa 10 grammi al giorno, ossia il doppio di quello che l’OMS ci raccomanda.

Il sale è aggiunto ai piatti sia nella preparazione sia quando è già in tavola, ma, purtroppo, esso è presente in quasi tutti gli alimenti che compriamo: nei paesi industrializzati almeno il 75% del sale deriva dagli alimenti trasformati.

Molti alimenti ricchi di grassi hanno anche un alto contenuto di sale, pensiamo alla carne conservata (come gli affettati), al formaggio, alle patatine e molti altri cibi salati, inoltre, miscele di grassi e sale si trovano comunemente nei vari snack e negli alimenti offerti nei fast-food.

L’eccessiva assunzione di sale è una delle principali cause di aumento della pressione sanguigna che è il fattore più importante di rischio per morte e disabilità in tutto il mondo.

Sebbene gli interventi di modifica del comportamento dello stile di vita attraverso campagne di sensibilizzazione e programmi di educazione sanitaria siano stati effettuati per ridurre l’assunzione di sale, la loro efficacia, a oggi, non è ancora ben evidente, il consumo giornaliero di sale continua a superare i limiti raccomandati.  Esistono vari tipi di sale proposti come “migliori” di quello “comune”, pubblicizzati per il loro contenuto maggiore di alcuni micronutrienti o addirittura per una riduzione di cloruro di sodio, che avrebbe un minor impatto sulla salute.

Il “sale alternativo” più famoso e che, probabilmente, è presente nella nostra dispensa, è il sale rosa dell’Himalaya descritto come più ricco in elementi nutritivi perché arriva alle nostre tavole senza aver subito nessun trattamento. In realtà come ci ricorda il professore, nutrizionista e ricercatore presso il Crea il dottor Andrea Ghiselli, “Questo sale deve la sua colorazione a delle impurità di alcuni minerali come il ferro, lo zinco, il magnesio e il calcio e soprattutto all’ossido di ferro sostanze che non sono presenti in quantità tali da apportare alcun beneficio”.

Lo stesso vale più o meno per tutti gli altri Sali “colorati” che troviamo al supermercato: anche se possono contenere dei micronutrienti importanti diversi dal comune sale, il loro contenuto è talmente basso da non dare differenze in termini salutistici.

Ciò che davvero è importante e che possiamo fare per ridurre il consumo del sale è di essere oculati nella scelta di ciò che mangiamo. Come?

  • Compriamo meno alimenti già pronti e più al naturale,
  • riduciamo il consumo di affettati e insaccati e di tutto il cibo in scatola (tonno, alici, legumi, verdure),
  • riduciamo il consumo degli snack (soprattutto nei bambini): patatine, salatini, cracker ecc.,
  • attenzione che anche i prodotti “dolci” contengono sale,
  • leggiamo le etichette alimentari: importante arma che abbiamo e dobbiamo saper usare, anche contro la pubblicità non sempre veritiera,
  • rieduchiamo il nostro palato ad assaporare i cibi più al naturale possibile.

L’industria alimentare e il consumismo ci hanno abituato a sapori forti, eccessivi: troppo dolce o troppo salato. Basterebbe, nella nostra pratica culinaria, ridurre lentamente, quasi impercettibilmente, la presenza di sale nei piatti aiutandoci con l’uso delle erbe aromatiche e delle spezie di cui il nostro territorio è ricchissimo. La riduzione lenta del sale fa si che il nostro palato si abitua senza rendersi conto della “mancanza”, nel tempo avremo ridotto il consumo di sale senza aver intaccato il gusto dei piatti e, cosa fondamentale, la nostra salute ci ringrazierà.

Giovanna Senatore ci parla del sale per la nostra alimentazione