Carne…

Ai giorni di oggi la carne potrebbe essere considerata “croce e delizia”…c’è chi ne fa un consumo esagerato e chi invece, da vegano, l’ha eliminata totalmente dalla propria alimentazione.

Sappiamo bene che la carne è una delle principali fonti di proteine, e non solo, ci sono anche i micronutrienti come vitamine (A e B12 ad esempio) e sali minerali (ferro e zinco) ma, nonostante la sua ricchezza in nutrienti, studi epidemiologici, più o meno recenti, indicano che l’aumento del consumo di carne rossa, specialmente nelle sue forme trasformate (con tale definizione si intende la carne che ha subito un processo di trasformazione come la salatura, stagionatura, fermentazione, affumicatura) può avere effetti negativi sulla salute. Già nel 2007 l’Organizzazione mondiale della sanità suggeriva di ridurne il consumo.

E’ stata evidenziata un’associazione tra diverse malattie (cardiovascolari, diabete di tipo 2, cancro) e il consumo di carne rossa e trasformata, qualche mese fa il Centro internazionale di Ricerca sul Cancro, IARC, ha pubblicato la Monografia per la valutazione del rischio cancerogeno per l’uomo, la carne processata o trasformata è entrata a far parte del gruppo 1 insieme al fumo e all’amianto: gruppo in cui sono raccolti gli alimenti (o altri agenti) che hanno elementi sicuramente cancerogeni per l’uomo; la carne rossa fresca, invece, è nel gruppo 2A ossia gli alimenti “probabilmente cancerogeni”.

Il rischio deriva dal fatto che tali carni contengono nitrati e nitriti che reagendo con composti chimici, come le ammine, danno origine alle nitrosamine che sono delle sostanze nocive per l’uomo.

Da questa monografia sono derivate delle indicazioni non tanto sulle quantità da consumare ma sull’aumento del rischio di ammalarsi mangiando carne, si legge, infatti, che una porzione di 50 grammi di carni processate al giorno comporterebbe un aumento del 18% del rischio di tumore colon-rettali.

Dare dei quantitativi precisi di carne da mangiare per essere al sicuro dai rischi salutari non è facile, l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) raccomanda circa 70-100 grammi di carne rossa due volte a settimana (70 grammi sono riferiti ai bambini e 100 grammi agli adulti), mentre di carne processata, le quantità scendono a 50-100 grammi 1 sola volta a settimana. Se consideriamo che una bistecca ha un peso non minore di 150 grammi si deduce che una sola porzione a settimana basta.

In conclusione è evidente che, la carne dovrebbe occupare un posto secondario nell’alimentazione quotidiana dando spazio ai legumi e ortaggi. Fondamentalmente basterebbe ripristinare la dieta mediterranea com’era in origine e non com’è stata distorta nel tempo, in essa troviamo che gli alimenti privilegiati sono i cereali integrali, gli ortaggi, i legumi, la frutta fresca e secca, il pesce occupa anch’esso un posto importante ed è presente un po’ di carne bianca, mentre la rossa è un alimento da mangiare occasionalmente.

Pronti per la bella stagione?

La primavera è arrivata e il passaggio dai mesi invernali a quelli più caldi induce voglia di pulizia, non solo fuori dal corpo scoprendosi dai vestiti pesanti ma anche dentro. Ripulirci “dentro” non è così semplice come può essere per un cambio di vestiti, perché il nostro corpo è ancora “sintonizzato” sui ritmi invernali: ore di buio e quindi di riposo più lungo, temperature più fredde quindi abbigliamenti pesanti e coprenti e cibi calorici che riscaldano, dobbiamo concedergli il tempo necessario per abituarsi. D’altra parte il cambio di stagione ci rende anche più fragili da un punto di vista immunitario con raffreddori vari che ci buttano ancora più giù: quindi è necessario adottare una strategia ottimale per svegliarci dal letargo e riprendere in mano la nostra vita con più vigore e determinazione.

L’arma che abbiamo in nostro potere è di adottare uno stile di vita più sano, cancellando le brutte abitudini invernali: poltrire sul divano insieme ai cibi più calorici per riscaldarci e per confortarci nelle lunghe giornate fredde.

Lasciamo stare tutte le fantomatiche diete che in questo periodo cruciale ci vengono proposte dappertutto e che ci assicurano miracoli senza però accennare al prezzo economico e soprattutto salutare che dovremmo pagare. Riflettiamo un attimo sul vero significato della parola “dieta” che deriva dal greco e vuol dire “modo di vivere” quindi non regimi dimagranti basati su restrizione calorica o su beveroni vari che non hanno validità scientifica e che sono inoltre diseducativi e circoscritti nel tempo ma un cambiamento di vita che ha un inizio e che perdura per tutta la vita.

Prima di tutto adottiamo una bella alimentazione disintossicante ricca in frutta e verdura, mescolata con tanta acqua: sappiamo bene che i vegetali liberano il nostro corpo dalle scorie accumulate e grazie alla loro ricchezza in sali minerali, vitamine e antiossidanti ci aiutano a proteggere dalle malattie a cominciare dal banale raffreddore primaverile. Mentre aumentiamo le scorte di fibre grazie alla frutta e la verdura riduciamo gli zuccheri e i grassi, causa dell’aumento del girovita e di quell’apatia che sentiamo addosso.

In secondo luogo impariamo a rispettare i tempi del nostro corpo: esso non ha bisogno della stessa quantità di cibo in tutte le ore della giornata, la colazione deve essere piuttosto abbondante visto che veniamo dal digiuno notturno e dobbiamo affrontare una giornata di lavoro o studio, mentre la cena leggera perché ci prepariamo al riposo. Il digiuno notturno è fondamentale: dopo sei ore dall’ultimo pasto la glicemia si stabilizza e i grassi vengono consumati.

In tutto questo facciamoci aiutare dal sole sempre più presente nelle giornate primaverili, che ci offre la possibilità di ricaricarci di vitamina d e serotonina entrambi ottimi antidepressivi e quindi fautori di benessere. Passiamo più tempo all’aria aperta dedicandoci all’attività fisica più alla portata di tutti, la camminata, fonte di tanti benefici. Essa è un toccasana per il buon umore, dà uno stimolo al metabolismo basale, favorisce il cambiamento del nostro corpo riducendo la massa grassa a favore di quella magra, regola la fame e ci aiuta a tenere sotto controllo diverse malattie, tra cui il diabete e l’ipertensione.

Adottare uno stile di vita più sano non deve essere, assolutamente, obiettivo esclusivo di chi è in sovrappeso o vuole arrivare in forma alla prova costume o di chi ha problemi di salute, ormai gli studi scientifici concordano nel sottolineare come alimentarsi in modo equilibrato ed essere attivi è la migliore forma di prevenzione per vivere più in salute e a lungo. Buona rinascita…

I legumi…che bontà

Il caldo incide sui nostri pasti sia quantitativamente che qualitativamente:  preferiamo piatti freschi, veloci da preparare e appetitosi e i legumi che non rispondono a tutte queste caratteristiche vengono accantonati in attesa della stagione fredda. Essi, però, sono un cibo troppo ricco da un punto di vista nutrizionale per rinunciarci per un tempo lungo quanto  l’estate.

I legumi sono una fonte importante di proteine vegetali che possono, anzi devono, sostituire, più volte durante la settimana, quelle animali, consumati, poi, insieme ai cereali integrali costituiscono un piatto con un alto valore biologico per cui, a ragione, diventano un piatto completo da un punto di vista calorico e soprattutto nutrizionale.

Sono ricchi in glucidi e poveri in lipidi e, sono, anche, una buona fonte di fibra che sappiamo essere importante per favorire il transito intestinale evitando problemi di stipsi e, d’altra parte, per regolarizzare la velocità di assorbimento di alcuni nutrienti, come ad esempio lo zucchero, ecco perchè costituiscono un buon alimento per tenere sotto controllo la glicemia. I legumi sono anche piuttosto ricchi in calcio, ferro, potassio e vitamina C, l’unico neo è che l’elevato contenuto in acido fitico (una molecola antinutrizionale) che contengono, riduce l’assorbimento di alcune di queste sostanze.

Oltre a queste proprietà nutrizionali, sappiamo bene qual’è il “problema” che essi creano in chiunque (esclusi pochi fortunati) li consumi: l’ingestione dei legumi induce il fenomeno della flautolenza, causata dagli oligosaccaridi in essi presenti. E’ chiaro che questo fastidio sia piuttosto invadente ma non crea nessun problema serio tale da giustificare l’eliminazione dei legumi dall’alimentazione.

Per contrastare  o ridurre questo “problema” si può cominciare con la rieducazione dell’organismo al consumo di questo alimento, dando il tempo alla flora intestinale di riformarsi: si consuma una quantità minima di lenticchie, legume che dà meno problemi di flautolenza,  quotidianamente aumentandone mano a mano i grammi. Così come può essere auspicabile passarli mediante passaverdure così che la digestione risulta facilitata e, infine, una buona abitudine può essere quella di concludere il pasto a base di legumi con tisane di finocchio, anice o menta così da evitare o almeno attenuare i sintomi di gonfiore.

Come abbiamo detto all’inizio dell’articolo c’è un altro motivo che induce ad eliminare i legumi dai pasti quotidiani nella stagione calda: la preparazione  sottoforma di zuppe o  brodi che non è consona all’estate. Il rimedio più semplice e banale è quello di cucinarli in anticipo e lasciarli raffreddare per il tempo necessario  prima di consumarli. Oltre a questo, però, i legumi si sposano molto bene a ricette varie e appetitose, basta solo un pò di fantasia e con l’aiuto dei numerosi siti, giornali e programmi di cucina si possono preparare piatti nuovi, nutrienti, appetitosi e freschi: polpette vegetali, insalatone, piatti unici con verdure e legumi, ecc..

I legumi, insieme alla frutta e alla verdura, sono un ingrediente che non può essere abbandonato o, peggio, eliminato dall’alimentazione, va consumato con costanza durante tutto l’anno, per consentire al nostro corpo di rimanere in forma e in salute.

La nutrizione su Radio Base

Stamani su Radio Base è cominciata una nuova rubrica sulla corretta alimentazione, grazie al giornalista Antonio Ioele e all’editore Errico Marrazzo, ho avuto il piacere e l’onore di essere, l’ospite per parlarvi di corretta alimentazione.  

Il cuore della saluteNella prima puntata ho voluto porre l’attenzione sul termine “dieta” perchè si commette, comunemente, l’errore di associarlo ad un periodo, limitato nel tempo, di sacrificio e di rinuncia, in cui ci atteniamo a delle regole ristrettive e a prescrizioni dietetiche ben precise con l’unico obiettivo di perdere peso, dopo di che, si pensa di riprendere lo stile di vita precedente.

Analizzando il termine “dieta”, però, evidenziamo che esso deriva dal greco “daita” ed il suo significato non è “periodo di digiuno temporale” ma, piuttosto, “modo di vivere”. Ciò vuol dire che è un percorso con un punto d’inizio, dovuto a vari motivi (volontà di perdere peso, problema di salute o per cambiare le cattive abitudini alimentari), senza, però, una fine: deve, quindi, diventare uno stile di vita. Attenzione, con ciò non voglio dire che bisogna sacrificarsi tutta la vita, eliminando dall’alimentazione i cosiddetti cibi “proibiti” ma piuttosto “adottare un corretto stile di vita cioè imparare a mangiare sano ed equilibrato e impegnarsi ad essere fisicamente attivi”.

La colazione, è sicuramente un punto di inizio fondamentale, costituisce, come più volte abbiamo detto, il pasto principale della giornata ma è anche quello più bistrattato perchè la mattina il tempo è poco per sedersi e mangiare con calma o perché, magari, non abbiamo abbastanza fame, in realtà sono scuse infondate: non fare colazione è una cattiva abitudine che va assolutamente modificata.

Non ci sono regole assolute per una buona colazione, essa deve essere equilibrata nei nutrienti e sufficientemente energetica dato che dobbiamo affrontare le fatiche di una giornata. Latte, yogurt, frutta insieme a biscotti secchi, fette biscottate o cereali, ci può stare anche un dolce, meglio se casalingo, come una fetta di crostata o di pan di spagna. Nulla vieta che la colazione sia salata, importante che ci sia equilibrio tra i nutrienti, che sia energetica ma senza appesantirci troppo.

Gli altri pasti della giornata sono, comunque, importanti sicuramente bisognerebbe dare più importanza al pranzo anziché alla cena, invece, va a costituire, spesso, il pasto principale: durante la giornata ci si accontenta di un panino e poi la sera, a casa, ci rilassiamo e si mangia oltre il necessario senza avere il tempo necessario per “smaltire” l’eccesso. Sarebbe bene, quindi, ripristinare il pranzo come pasto più calorico e cercare di ridurre il più possibile la cena.

Tra i tre pasti principali è buona norma concedersi degli spuntini, di frutta fresca di stagione, con lo scopo fondamentale di evitare che, al pasto successivo, arriviamo affamati mangiando esageratamente. 

Questo è stata la chiacchierata della prima puntata ad essa seguiranno altre in cui mi riprometto di approfondire gli argomenti che suscitano maggior interesse in chi segue Radio Base.

Sport low-cost: Nordic walking

Abbiamo più volte ribadito e sottolineato che praticare un’attività fisica o quanto meno condurre una vita attiva (ripetiamo che ognuno di noi dovrebbe fare tra gli 8000 e i 10000 passi ogni giorno) è fondamentale, non per mostrare un corpo aitante o prepararsi alla prova costume, ma per stare bene e prevenire numerose malattie. Eppure molti accampano diverse scuse come l’assenza di tempo e/o di soldi: il tempo, se si vuole lo si trova basta organizzare meglio la giornata (svegliandosi prima, o andando a letto pià tardi, sostituire mezz’ora di tv con l’attività fisica ecc) e vincere la pigrizia, ritagliandosi del tempo per se stessi. Per quanto riguarda i soldi è, evidente che l’iscrizione in palestra li richiede e, purtroppo nella situazione attuale, non tutti ne hanno da investire in questo senso, ma questa non è una buona scusa, ci sono diversi modi per essere attivi a basso costo ricordiamo  il footing, il ciclismo e la camminata.

A molti sarà capitato di incontrare sui sentieri di montagna, soprattutto al Nord come ad esempio sulle Dolomiti, persone ben equipaggiate che camminano a passo sostenuto aiutati da “bastoncini”. A prima vista può sembrare che, in questo modo,  queste persone si facilitano il cammino sui sentieri scoscesi, invece è, una vera e propria, attività fisica che si può praticare sia in montagna che sull’asfalto stradale:  il nome è camminata nordica o nordic walking.

Esso  è uno sport adatto a tutti (ci sono solo poche eccezioni che riguardano problemi seri di salute), che si pratica all’aria aperta e in tutti i periodi dell’anno (non è necessario che ci sia sempre il sole basta attrezzarsi per condizione atmosferica),  ripristinando, così, anche il contatto con la natura.

La camminata nordica  è uno sport assolutamente economico bastano un paio di scarpe da ginnastica, una tuta e due  bastoncini simili a quelli  dello sci nordico.

Le mani vengono posizionate e bloccate nei passanti fissati all’estremità del bastoncini dopo di che il movimento del corpo è simile a quello della camminata veloce, cioè c’è un’alternanza fra gambe e braccia opposte, e dall’ampiezza, in avanti e indietro, di quest’ultime dipende, di conseguenza, l’ampiezza del passo.

Il nordic walking, a differenza della semplice camminata, induce a muoversi con tutto il corpo migliorando la resistenza e la forza muscolare, infatti, grazie al movimento dei bastoncini, viene attivata, oltre alla parte inferiore del corpo (glutei e gambe come succede anche nel footing e nella camminata normale) anche la parte superiore cioè i muscoli delle braccia. Inoltre, l’uso dei bastoncini, riduce le sollecitazioni sulle articolazioni (ginocchia, caviglie), migliora la flessibilità, la postura e la coordinazione ed è, anche, un buon allenamento per il sistema cardiocircolatorio, incrementa l’ossigenazione dell’organismo e rinforza il sistema immunitario.

Per chi vuole perdere peso non c’è nessun tipo di impedimento, la camminata nordica, aumenta il metabolismo basale, il consumo calorico è maggiore rispetto alla camminata tradizionale quasi uguale a quello del footing, ed è uno sport praticabile da tutti a tutte le età.

Un altro effetto benefico delle attività fisiche (soprattutto di quelle praticate all’aria aperta) è la diminuzione dello stress e della depressione, il corpo libera endorfine e serotonine, ormoni che migliorano il tono dell’umore.

Allora quali scuse vogliamo accampare per rimanere a poltrire davanti alla tv?

Giovanna Senatore

L’ipertensione

Riprendiamo l’argomento trattato sul giornale online “Il quotidiano di Salerno”, l’ipertensione arteriosa, per approfondire l’aspetto nutrizionale.

Tale malattia è dovuta ad un aumento della pressione esercitata dal sangue sulle pareti delle arterie; quando un aumento costante e non occasionale dei valori della pressione massima o sistolica superano i 140mmHg e/o quelli della minima o diastolica superano i 90 mmHg segue la diagnosi di ipertensione arteriosa.

Per trattare tale malattia bisogna agire principalmente su tre diversi fronti: la dieta, l’attività fisica e la terapia farmacologica.

In fase di pre-ipertensione potrebbe essere possibile tenere sotto controllo la pressione semplicemente con una dieta iposodica, in ogni caso, alla terapia farmacologica va sempre affiancata la dieta e un’attività fisica costante e regolare.

Primo passo sia in caso di ipertensione conclamata che come prevenzione è la  riduzione del peso corporeo (dove fosse necessario) soprattutto se i chilogrammi in eccesso sono localizzati sul punto vita: studi scientifici evidenziano che per ogni kg di peso corporeo in meno si ha un decremento di 1 mmHg di pressione arteriosa.

Per dimagrire è necessario ridurre le entrate energetiche mediante dieta ipocalorica, e aumentare le uscite attraverso una regolare attività fisica, il solito consiglio è impegnarsi in una passeggiata a passo sostenuto di 30′ al giorno o almeno per 4-5giorni a settimana: è stato dimostrato che una persona attiva ha un rischio notevolmente più basso di diventare iperteso rispetto ad una persona sedentaria.

Indipendentemente dal peso e quindi da un’eventuale dieta ipocalorica quello che è indispensabile per tutti gli ipertesi (e anche per prevenire la malattia) è l’adesione ad una  dieta iposodica: ridurre l’apporto di sale nell’alimentazione.

È necessario sottolineare che l’apporto di sodio oltre ad essere aggiunto con la preparazione culinaria e a tavola spesso è già presente negli alimenti prima del consumo finale (il pane che consumiamo in abbondanza contiene sale), per cui dobbiamo essere molto cauti e attenti nell’uso del sale in cucina, laddove è possibile andrebbe evitato preferendo le spezie, le erbe aromatiche, il limone, l’ aceto, il gomasio (semi di sesamo) che rendono altrettanto, e più, saporiti i nostri piatti.

Ci sono alcuni alimenti che sono particolarmente ricchi in sale come i formaggi stagionati e gli insaccati: è necessario, quindi, preferire i formaggi freschi (mozzarella e ricotta sempre senza esagerare) e la bresaola o il prosciutto crudo privato del grasso.

Gli snack, come crackers, patatine, arachidi e altra frutta secca sono ricchi in sodio per cui vanno accuratamente evitati, come pure gli alimenti conservati sotto sale, gli affumicati, o quelli in scatola.

Una dieta iposodica prevede:

  • il consumo regolare di cibi freschi o surgelati ma non precotti;

  • la preferenza delle carni bianche alla rossa, ma senza esagerare;

  • l’aumento del consumo di pesce ricco in omega 3; questi sono acidi grassi essenziali che conferiscono, tra l’altro, l’elasticità alle pareti delle arterie riducendo la pressione arteriosa;

  • l’arricchimento della propria dieta con alimenti integrali ricchi in fibre invece che quelli raffinati (zucchero e farina bianca).

    Infine, anche per l’ipertensione, è fondamentale che la nostra alimentazione sia ricca in frutta e verdura, che contengono nutrienti capaci di abbassare la pressione sanguigna.

Il diabete mellito…parte II

Nell’articolo precedente abbiamo discusso brevemente dell’eziologia del diabete mellito in generale, ora ci soffermeremo sulla forma detta di tipo 1.

Il diabete di tipo I, detto anche giovanile perché colpisce una fascia di età che va dall’infanzia all’adolescenza fino anche all’età adulta, è dovuto ad  insulino-deficienza assoluta: in presenza di un terreno genetico favorevole e con l’intervento di fattori ambientali, molti dei quali sconosciuti, si formano degli auto-anticorpi che distruggono le  cellule  pancreatiche  preposte alla secrezione dell’insulina. In assenza di tale ormone,  lo zucchero anziché passare all’interno delle cellule si accumula nel sangue, finché i reni non sono più capaci di trattenerlo per cui lo espellono tramite l’urina insieme ad una grossa quantità di acqua e sali: il paziente diabetico, infatti, urina molto, anche durante la notte e, d’altra parte, per compensare a queste grosse perdite di liquidi avverte di continuo la sete.

Di solito nei pazienti con diabete di tipo 1 si osserva un progressivo calo di peso dovuto in parte alla diminuzione di liquidi e in parte alla perdita di proteine e grassi, le cellule infatti non potendo utilizzare il glucosio per il  fabbisogno energetico sono costrette a bruciare grassi che producono scorie tossiche (ad esempio i corpi chetonici  che causano mal di pancia, vomito, debolezza).

Il riconoscimento dei sintomi del diabete, quali l’iperglicemia, diminuzione del peso, fame intensa, iper-produzione di urina, permette una diagnosi tempestiva consentendo di eliminare, quasi completamente, i rischi connessi ad una situazione di scompenso.

La diagnosi di diabete comporta dei cambiamenti nella vita del paziente che prima di tutto dovrà abituarsi ad assumere, per tutta la vita, l’insulina per garantire all’organismo una glicemia costante, evitando picchi glicemici eccessivi.

 

L’alimentazione deve rispettare le  regole generali:

  • il consumo dei carboidrati deve assestarsi intorno al 50-55% delle calorie totali quotidiane, di cui una quota non superiore al 10% proveniente dagli zuccheri semplici;

  • preferire i  grassi da condimento di origine vegetale a quelli animali,

  • il pesce e la carne magra è da preferire a quella grassa,

  • evitare le fritture, i salumi ecc.

    Il consumo di cereali integrali, di  frutta,  verdure e  legumi con il loro contenuto il fibre va privilegiato perché, oltre a regolare la funzionalità intestinale, riduce i livelli di glicemia post-prandiale,  rallentando la velocità di assorbimento degli zuccheri  (oltre a ridurre i livelli di lipidi e colesterolo nel sangue).

Nel trattamento del paziente diabetico deve essere incluso un programma di attività fisica che riduce l’intolleranza al glucosio migliorando la sensibilità all’insulina ma, per  evitare picchi glicemici in positivo o negativo, è necessario  tener conto dei riscontri glicemici e  seguire le indicazioni del proprio medico.

La diagnosi di diabete di tipo 1 comporta un cambiamento nello stile di vita: l’educazione alimentare, insieme alla terapia insulinica e all’attività fisica è fondamentale per un buon equilibrio metabolico del soggetto diabetico.

Il diabete…parte I

In questo articolo voglio soffermarmi su un disturbo  comune e sempre più in aumento: il diabete mellito. Negli ultimi 50 anni i casi di diabete sono aumentati in maniera esponenziale: nel 2010 i casi registrati erano 285 milioni  contro 30 milioni  del 1985. Tale incremento è dovuto  a 3 cause in particolare: l’invecchiamento della popolazione mondiale, la diminuzione dell’attività fisica e l’aumento dell’obesità.

La diagnosi di diabete mellito avviene mediante l’analisi nel sangue dei livelli di glucosio (125mg/dl a digiuno) e in associazione alla presenza di sintomi tipici.

Perché i livelli di glucosio nel sangue aumentano?

L’organismo utilizza il nutrimento offerto dall’esterno ricavandone energia necessaria per svolgere le varie funzioni, in caso di diabete il glucosio non viene utilizzato in maniera corretta per cui non arriva alle cellule, i muscoli ed il tessuto adiposo sono costretti ad utilizzare altri nutrienti a scopo energetico mentre il glucosio si accumula nel sangue ed aumenta tanto da non poter essere riassorbito dai reni,  quindi passa nelle urine insieme a notevoli quantità di acqua (il sintomo più evidente è l’eccessiva produzione di urine). Il suffisso mellito (dal latino mel: miele, dolce) al termine diabete, è stato aggiunto proprio perché si è osservato che il sangue e le urine dei pazienti  avevano un sapore dolce.

La causa dell’incapacità cellulare di ricevere il glucosio può essere dovuto o ad  insulino-deficienza e/o ad insulino resistenza.

L’insulina è un ormone proteico, indispensabile per l’assorbimento del glucosio grazie a dei recettori (proteina che si lega a degli ormoni specifici innescando una risposta cellulare) posti sulla membrana cellulare. Tale ormone è prodotto da alcune cellule specializzate del pancreas che, in alcuni casi di diabete, sono state distrutte dal sistema immunitario per cui l’insulina non viene prodotta (insulino-deficienza); in altri casi invece  la quantità dell’ormone è insufficiente oppure la cellula diviene più insensibile ad esso (insulino-resistenza) per cui il rilascio dell’insulina non dà la risposta adeguata: in entrambi i casi la conseguenza è l’accumulo

di glucosio nel sangue.

L’organizzazione mondiale di Sanità ha definito, appunto, due tipi di diabete quello di tipo 1 che comporta un insulino-deficienza assoluta (detto anche giovanile perché colpisce, soprattutto, in giovane età) e quello di tipo 2 che è un disturbo da insulino-resistenza (detto anche diabete dell’anziano, ma oggi, in correlazione all’aumento dell’obesità si osserva un incremento di casi di diabete di tipo 2 in età pre-adolescenziale).  I pazienti con diabete di tipo 1 oltre a modificare in parte la propria dieta dovranno assumere l’insulina mediante iniezioni nelle quantità necessarie a tenere sotto controllo la glicemia (ossia l’eccesso di glucosio nel sangue); invece i pazienti con diabete di tipo 2, potremmo dire che sono più fortunati perché possono arginare la glicemia stando attenti alla dieta e svolgendo una regolare attività fisica, solo in qualche caso, in cui la sola alimentazione non è capace di tenere sotto controllo la glicemia si  ricorre a farmaci orali e in casi estremi alla somministrazione di insulina.

Nel prossimo articolo ritorneremo sull’argomento.